Sound
domenica, 22 novembre 2009

A quasi quarant'anni, ancora tifo per i perdenti, gli sparuti, gli isolati, gli idealisti, quelli in estinzione. Magari sono un po' ****nzo.

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Ma perché i raptus in Italia vengono quasi tutti a Padova? Sarà l'aria, l'acqua, la frutta, le erbe? E perché negli incidenti a carico di turisti - su tutta la Terra - rimangono quasi sempre coinvolti turisti Tedeschi o Giapponesi? Solita storia della fortuna cieca e della sfiga che ci vede benissimo?

***

Sto scrivendo poco sul blog, ma nel frattempo ho scritto molto altrove. E ora sono praticamente MAGRO. Infatti per festeggiare me ne vado a Parigi, a farmi una grossa flebo di foie gras.

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categoria:cazzate, luoghi, personale, società
martedì, 20 ottobre 2009


Nel nostro surreale Parlamento, il caso dell’UDC è forse il più singolare. È l’ultimo baluardo della vecchia DC, il partito di governo per antonomasia, che storicamente pur di tenersi ben distante dai fascisti ha governato alleandosi praticamente con tutti gli altri, anche a costo di accettare “compromessi storici†o un socialista a Capo del Governo. Alle ultime politiche, l’UDC ce l’ha fatta per il rotto della cuffia, a rimanere a galla senza Berlusconi, e già si prefigurano nuove alleanze (ma da lontano, per carità) e accordi (ma solo pro tempore, non sia mai altro) col vecchio alleato. Non può allearsi con la Lega, né con Di Pietro, quindi sembra costretto all’opposizione perpetua. Oltretutto, malgrado le pressanti richieste, né il PD né il PdL hanno restituito all’UDC il maltolto (in termini di ex risorse democristiane). Gli ex DC stanno bene dove stanno, al governo o all’opposizione. D’altra parte, Casini ha tempo e risorse. Cosa potrebbe avere in testa?


Sicuramente di fare presa su una fetta di quel 37% di italiani senza rappresentanza parlamentare, questo rimanendo aderente alle liturgie democristiane. E poi di avere un ruolo di primo piano nel dopo-Berlusconi.


Non credo però che il progetto politico di Casini possa essere semplicemente, quanto al presente, di aspirare a sostituire la Lega o Di Pietro nel ruolo degli aghi delle rispettive bilance del PdL e del PD, e quanto al futuro sopravvivere e aspettare il dopo Berlusconi. Sarebbe di respiro troppo breve.


Per come la vedo io, Casini dovrebbe adoperarsi – al di fuori di ogni ipotesi di alleanza elettorale – con Bersani al fine di favorire dall’esterno la rinascita (mediante riunione) della sinistra radicale e il suo ritorno in Parlamento, in tal modo ricreando un fronte di opposizione naturale alla Lega, e liberando il PD dall’angusto ruolo di partito più a sinistra del Parlamento. Dovrebbe approfittare del momento di gelo tra il Vaticano e il PdL per rinsaldare ancora di più i rapporti con la Curia Romana pur mantenendo una linea politica laica. Dovrebbe fare al Governo un’opposizione seria (la più seria possibile) e coordinata con il PD. Dovrebbe cercare di ricucire con Di Pietro. Dovrebbe lavorare giorno e notte per isolare i fascisti all’interno del PdL. In questo modo – in un parlamento maggiormente rappresentativo dell’attuale in cui il 37% degli italiani sono senza rappresentanza parlamentare – il suo ruolo potrebbe farsi di primo piano. Diversamente, potrà lavorare per tornare da mamma Mediaset, che in tal caso saprà ricompensarlo con qualche bellissimo balocco.


Chissà come la pensa lui.

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categoria:politica, attualità
venerdì, 09 ottobre 2009

Velocissima minuta analisi politica.


In tempi recenti e in questi ultimi giorni hai assistito:


1) a un battage pauroso circa la separazione personale dal coniuge e le frequentazioni femminili del Premier Silvio Berlusconi;

2) alla condanna di Fininvest al risarcimento danni per l’importo di 750 milioni di Euro in favore di CIR;

3) alla dichiarazione di illegittimità costituzionale del c.d. Lodo Alfano.


Leggi in questa luce le prime due voci:


A seguito della sentenza della Corte di Appello Penale di Milano del 2006 (che ha accertato la corruzione del giudice Metta in relazione alla sentenza del 1990 che ha ribaltato il c.d. Lodo Mondadori), poi confermata dalla Cassazione nel 2007, la pronuncia in sede civile di una condanna nei confronti di Fininvest al risarcimento danni nei confronti di CIR appariva molto probabile. Era prevedibile la sostanza della sentenza (contenuti economici a parte) e “quando” sarebbe stata emessa, sia pure con un certo margine di approssimazione. Il battage circa la separazione e le frequentazioni femminili del Premier è inizato con l’estate, la sentenza Fininvest/CIR è arrivata in autunno. I teorici della “campagna orchestrata” si fregano le mani. E potrebbero aggiungere che – con la maggioranza dei Giudici Costituzionali espressa da forze di opposizione – anche la Pronuncia della Consulta era prevedibile.


Dove salta la tesi complottista è qui:


1) dietro alle vicende contestate a Berlusconi c’è sostanza, perché:

    a) si è effettivamente giaciuto con donnine (“non sono un santo”, ha dichiarato      lo stesso Premier) e davvero alla moglie deve essere parsa colma la misura;

    b) in effetti la c.d. “guerra di Segrate” l’ha vinta il suo gruppo con mezzi illeciti      (vedi le varie sentenze in sede civile e penale).

2) Il casino è cominciato con la pubblicazione delle foto di Noemi e con la furia di Veronica, e sostenere che Veronica sia stata plagiata dalla CIR o da De Benedetti in persona sembra perlomeno improbabile.


Non credo però che ci saranno ripercussioni sul Governo, e l’esito dei processi sospesi nei confronti del Premier grazie al Lodo Alfano è tutt’altro che scontato. Probabilmente, almeno in un caso, la prescrizione interverrà prima che la nuova istruzione (presso nuovi Giudici) sia completata. Non mi aspetto dunque dimissioni volontarie del governo né a breve né ha medio termine, e quando il Premier dice “queste cose mi caricano” gli credo al 110%.


Quello che vedo allontanarsi, per Berlusconi, è il Colle, e con esso la copertura assicurata dal primo comma dell’art. 90 della Costituzione (che recita: "Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione"). Alla fine del suo attuale mandato nel 2013 la sua candidatura al Quirinale sarà difficile, e così la patata già bollente di convincere Berlusconi a ritirarsi dalla politica attiva, per i suoi alleati, si farà rovente.


Ti voglio dire che a meno di ulteriori cataclismi a carico del Premier, che al momento presente non sono in grado di prevedere, le vicende di questi giorni lo squalificano nella corsa al Colle ma non lo disarcionano dallo scranno di Primo Ministro. Anzi: ne fanno un più che probabile candidato Premier per il nuovo, futuro Governo Berlusconi Quinquies.


Ora vallo a spiegare – ad esempio - al Nyt, che oggi scrive: "L'era Berlusconi è durata troppo a lungo, con troppi pochi risultati positivi. E' tempo per entrambe le coalizioni di sviluppare una nuova generazione di leader più costruttivi e competenti da presentare agli elettori".

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categoria:politica, attualità
sabato, 19 settembre 2009

Primo antefatto. Non mi sarei MAI costituito. Non lo avrei MAI comprato. Me ne sarei tenuto scientemente alla larga. Ma me lo hanno regalato. E per me è difficile non leggere un libro che mi incuriosisce. Il famoso, temibilissimo libro per smettere di fumare.

Secondo antefatto. Io sono un po’ ciccione. Ho perso e ripreso CENTINAIA di chili. Ora la bilancia è un po’ su. Ma mi sento bene. Forte come al solito e perfino un po’ sensuale. E l’ernia della disco non si fa sentire da un po’. Non avevo nessuna voglia di mettermi a dieta. POI ieri il mio amico Villo Cavillo mi ha detto che gli hanno diagnosticato la steatosi cronica, che sarebbe il fegato gonfio. Una cosa tipica dei ciccioni (ma Villo, lui, è magro) che mi diagnosticano ciclicamente da quando ho 15 anni, anche se non cronica. Allora mi sono letto un po’ di cose sulla steatosi, tipo che è l’anticamera della cirrosi e del diabete. E POI il mio amico Pepone il Vandalo – lui è un bel po’ ciccione, mi supera di una buona trentina di chili - si è messo a dieta e vorrebbe condividere gli sforzi. Naturalmente, tutto ciò mi ha inquietato ma non è affatto bastato a farmi prendere la fatidica decisione. POI sono andato a cambiarmi, constatando di avere 2 sole paia di pantaloni lunghi e un certo numero di bermuda, a disposizione per l’inverno. Perché degli altri non me ne va più bene neanche uno. Inclusi – ecco la goccia che ha fatto debordare il vasone – i miei jeans Rifle, quelli che sempre mi hanno tutto perdonato e che ora sembrano di tessuto elastico e non si chiudono nemmeno a strapparli.

Ieri sera sono arrivato a casa di Luna con alla mano il volume della mia vecchia dieta e il libro per smettere di fumare, e mi sono lanciato in una serie di proclami dietologici. Stamattina Luna mi ha trovato assorto nella lettura del libro per smettere di fumare.

“Cos’è, vuoi diventare SANTO?”, mi ha chiesto.















Foto: Sant'Arturo

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categoria:personale
giovedì, 17 settembre 2009

Ricettina: filetto di maiale con ciliege al dolcetto e fiori di basilico (pensata per far rilassare mio fratello Boeing la sera in cui poi è nato suo figlio).

Per 4 persone prendi:

- 4 filetti di maiale da circa 200 grammi l’uno (oppure un filetto intero da scaloppare a piacere)

- 500 grammi di ciliegie succose

- 25 grammi di burro

- 2 bicchieri di Dolcetto d’Alba

- una manciata fiori di basilico

- un ramo di rosmarino

- una presa di pepe nero macinato al momento

- pochissimo sale

- un filo d’olio extravergine d’oliva.


Procedi così:

- Snocciola le ciliegie

- Mettile in un pentolino con il Dolcetto e falle cuocere dolcemente per una ventina di minuti, finché il vino non perde circa la metà del suo volume

- Metti in una padella il burro e il rosmarino lavato e asciugato, e cuoci i filetti a fuoco medio

- Una volti cotti, poni i filetti nei piatti, salali e macina un po’ di pepe nero su ciascuno

- Filtra il burro di cottura dei filetti e versalo nella salsa di ciliegie e dolcetto, mescolando bene

- Poni con un cucchiaino la salsa su ciascun filetto

- Chiudi il piatto con i fiori di basilico e un filo d’olio extravergine d’oliva a crudo


Enjoy.

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categoria:cucina
giovedì, 27 agosto 2009

Post infastidito, come per la scossa elettrica della lampada del comodino di mio padre, quella con due abatjour gialline di stoffa tipo seta con due buchi per le lampadine che se ci infilavi il dito e accendevi la luce una scossona ti faceva tremare come una marionetta elettrica urlante e poi cadere in terra con la paura di morire.


Bella, in gamba, benestante. A un certo punto me ne ero pure innamorato per benino, mai successo nulla, poi rimasti l’affetto e l’amicizia di prima con un bel bagaglio vivo di stima e simpatia.


Nun ce vòle stà. Si sta facendo male sempre di più da tre anni ormai, da quando si è lasciata col suo bel buro pieno di figli adulti e di problemi infantili e di paure che povero lui che deve farci i conti. Lei non dorme, scopa senza ridere o ridendo come una matta, dandosi via per punirsi e per punire, fa bagordi sul Titanic dell’amore perduto come un violinista senza speranza suona piangendo al freddo di paura e voluttà e ardore la sua ultima suite prima del tuffo fatale nell’oceano ghiacciato dove perderà le penne insieme con Di Caprio. Nel piatto ci ha messo una vita che le apparteneva, la sua sveglia è un cane che la lega al bellissimo poverissimo buro che vuole solo scappare da lei e mettersi al riparo da tutto quello che al mondo fa così tanta paura, scamparla e vivere.


Non accetta consigli da nessuno ché nessuno può capirla né la conosce e la ama abbastanza, è sana ha i genitori sani e in vita, un fior di professionalità in almeno un paio di magnifiche discipline, nessun problema di soldi ed è bella dentro e fuori, ma tutto le va male non dorme da tre anni e non dormirà mai più e questo peso dal cuore non se lo leverà mai e non ha avuto nemmeno un abbraccio e nessuno potrà mai risarcirla e vuole vivere poco anzi quasi non vuole vivere più.


Allora io dico intanto che fa caldo. E poi una settimana fa stavi abbracciata a una che il suo uomo l’amava e voleva solo stare con lei e poi ha messo un piede in fallo e si è rotto la testa. E poi il tuo buro ha diritto di volere solo scamparla e vivere, sono fatti suoi. Con le delusioni e le disillusioni nella magnifica epica istantanea della vita bisogna imparare a relazionarsi. E poi il desiderio seguilo pure ma lascia perdere i capricci, altrimenti finisci come una bambola di pezza. E chi si rompe la testa deve andare da quelli che le teste le aggiustano anche se non è matto, anzi soprattutto se non è matto. E a rimetterti a posto i cicli del sonno ci mettono due settimane. E a volerti bene siamo in tanti. E alzati, e cammina. Lazzara.

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categoria:personale, amicizia
mercoledì, 19 agosto 2009

La gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio.” È una citazione di Sant'Ireneo di Lione, Padre della Chiesa, che ho sentita stamattina da un missionario pallottino. Non che io frequenti abitualmente i Pallottini; ma alcuni giorni fa, un mio amico ha messo un piede in fallo, così mi sono trovato disciolto in una folla a riempire una piccola chiesa missionaria in agosto, in parte riversandosi fuori sulla grande strada vuota, e accalcandosi all’ombra degli alberelli da marciapiede.


Funerale di un ragazzo di 28 anni, un ragazzo dolce, buono, vispo, buffo, intelligente, simpatico, un compagno di chiacchiere piacevoli e di buone bevute, il ragazzo premuroso di una mia vecchia e cara amica, il fratello giovane di un mio amico del mare, volato giù da un tetto mentre scattava fotografie per documentare l’avanzamento di un lavoro in corso di esecuzione.


In occasione di un matrimonio la comunità si riunisce, si raccoglie; in occasione di un funerale si stringe. Un giovane si piange tutti insieme. Pochi bambini, molti adulti e vecchi, tantissimi giovani. Bellezza. Negli intenti, nella condivisione, nei coetanei, nelle giovani donne abbronzate, piangenti.

Tanta bellezza che ci sarebbe venuto da ridere, mi è sembrato di averti accanto, di scambiare con te uno sguardo complice e gioioso, e poi di levare insieme un brindisi proprio alla bellezza. Sapevi amare, cogliere, approfondire, godere, con garbo e passione. La parte migliore della vita - l’amare e l’essere riamati – era il tuo forte.


E c’era dolore, tanto, c’era tua madre in lutto sdraiata sulla tua bara, una pietà composta e terribile, perfetta.


Sulle altre, si sono levate le parole intelligenti e affettuose di tua cugina, metà in italiano e metà in romanesco, e l’inno alla vita e di ringraziamento della tua ragazza.


C’era tutta la rappresentazione della vita, lo spettacolo delle cose più serie e insieme grottesche, come uno sguardo gonfio di lacrime sincere che si posa su una magnificente stratosferica chiappa venticinquenne, strabuzzando per un istante.


Ti ho dedicato un brindisi quando ho saputo, e le cose più belle di oggi, e un altro brindisi dopo averti salutato. Eri solo un ragazzo. Come ci congeda da un ragazzo?

 


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categoria:personale, amicizia, so long
domenica, 16 agosto 2009

Il dramma della 616.

 

Mio fratello Boeing, fresco di riproduzione e quindi scriminato alla fonte, quest’estate mi ha appiccicato Mammina per entrambe le mie settimane di vacanza. È cominciata con “una settimana per uno per non farla stare sola”, è finita che dove sarebbe andato lui non c’era più posto e in dove sarei andato io si, così, semplicemente, a mia perfetta insaputa, la prenotazione per Mammina è stata effettuata. Quindi – urla a parte - mi sono trovato a partire per le agognate vacanze in Egitto con Luna e Mammina.

 

È stata abbastanza buona.

 

Non fosse che nel posto dove abbiamo trascorso le vacanze si trovano due strutture, una lussuosa e una più lussuosa ancora. Tutti avevamo prenotato la struttura lussuosa, ma all’arrivo a Mammina è stata assegnata, a mero titolo di cortesia, una stanza in quella più lussuosa. Dopo sette giorni, in altissima stagione, Mammina è stata spostata in una bellissima stanza nella struttura meno lussuosa. È iniziato così il dramma della stanza 616.

 

Allo scadere della prima settimana, alle 19 circa – Ulululù! Ulululù! – è suonato il telefono della stanza in cui io e Luna ci sentivamo in paradiso. Mammina era in lacrime.

-          Come và?

-          MALE!!

-          Mammina, cosa ti è successo?

-          Mi hanno TOLTO la stanza!

 

E le tue coronarie giù a immaginare tua madre in mezzo alla via col suo valigione rosso tipo frigorifero americano e il panama teso a chiedere l’elemosina a beduini sprezzanti, e il tuo cervello a ricordati che le mamme dopo una certa età non hanno mai ragione, e il tuo infarto che via via riprende forza tipo Voldemort.

-    E dove ti hanno sistemata?

-    Mi hanno buttata allo sprofondo! (Singhiozzi) Qui non c’è nessuno e io ho paura!! Va beh, vieni?

-    E dove sarebbe lo sprofondo?

-  Qui alla fine della struttura, dove c’è la fossa dove sono morti quelli! Io qui da sola ho paura! Ho già parlato sei volte col Direttore dell’albergo, e se prendo quella della reception… Allora vieni.

 

In effetti, alcuni poveri manutentori diversi anni fa hanno trovato la morte in una fossa che si trova all’esterno della struttura, in un posto di cui Mammina ignora l’ubicazione.  

-    Non vengo. Sto studiando. Ci vediamo per la cena. Cerca di non fare    tragedie.

-    Io me ne vado domani! Da qui non posso più andare in piscina, non posso più fare niente, e ho paura!

-    Ok, allora domani vai. Ci vediamo alle 20,30.

 

“Sola” e “paura” sono due capisaldi del linguaggio di Mammina. Non è tipo da indurre sensi di colpa in maniera sottile. Ho chiuso il telefono mangiato dai sensi di colpa e dalla rabbia. Sensi di colpa per le ovvie ragioni, rabbia per l’assurdità di Mammina. Dopo poco, naturalmente, ho deciso di andare. E – complice Luna, che ancora una volta è stata grande  - ho attuato il mio piano.

 

La 616 si trova subito sotto la bella piscina e il ristorante della struttura meno lussuosa – sempre meno affollato dell’altro – e subito sopra la spiaggia comune alle due strutture, in fondo a un vialetto di un centinaio di metri, inondato di rigogliose bouganville di quattro colori. Quando sono sceso Mammina vagava per il vialetto chiedendo a giardinieri e addetti alle pulizie egiziani (che non conoscono una parola d’italiano) dove si trovasse.

-     Mammina, sei allo sprofondo, dove altro?

-     Mh. Tu ci scherzi, ma io…

-  Hai paura, si capisce. Hai ragione. Queste bouganville sono tetre e minacciose. Andiamo a vedere la stanza?

 

A metà del vialetto, un patio con quattro stanze, due sul mare e due verso l’interno. La stanza di Mammina, naturalmente, era una di quelle sul mare.

-          Certo, questo patio sembra parecchio malfamato.

-          Tu capisci che io qui da sola…

-          Certo. Anche la vista sulla baia mette un po’ di paura.

-       Si, qui scavalcano e entrano subito (sotto la stanza c’è un terrapieno con    una parete verticale di circa quindici metri e la recinzione, guardiania a parte. N.d.Art.)

 

Nella stanza c’è un salottino con una cupola, poi la zona notte e il bagno con una vasca che non finisce più.

-   La cupola secondo me porta male (Mammina è molto superstiziosa, ti ricordi? N.d.Art.). E nella vasca potresti scivolare e farti male. Senti, non voglio che tu rimanga qui.

-     Oh! Infatti domani devi parlare con il direttore e quella del planning e…

-     Guarda, facciamo prima e meglio. La stanza mia e di Luna è sul retro, sulla strada principale, e c’è sempre una macchina della polizia davanti. Vieni a vederla e se ti va bene domani facciamo lo scambio.

 

Siamo così andati in visita nel nido di Luna e mio, una stanza ordinaria senza salottini né patii, senza affaccio sulla baia (se ne vedeva un pezzettino), con una bella doccia, un balconcino su una zona di passaggio e, dietro, la strada principale e la famosa auto della polizia.

-        Molto più importante la sicurezza di una vasca da bagno, ti pare? Allora tu vieni qui, stai tranquilla, c’è sempre la polizia e sei vicina alla hall della struttura principale. Poi, chi se ne importa della vicinanza alla spiaggia e al ristorante, della baia e del patio, della stanza grande e del resto. L’importante è che tu stia bene e ti senta sicura. Noi, d’altra parte, ci sacrifichiamo volentieri.

-         No, vabbè, magari resto lì. Ma stasera se becco il Direttore…

-    Guarda che io ho già parlato col portabagagli e già gli ho dato i soldi, quello domattina alle nove viene a scambiare le valige.

-         No, oh! Io VOGLIO restare dove sto!

 

Luna ancora ride. Grazie, amore.

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categoria:mare, mammina
mercoledì, 29 luglio 2009

Come cambiano, nella vita, i programmi delle vacanze. Oggi - tra la parte sbagliata dei trenta e i quaranta - sono maniacali e generalmente un po’ masochisti: “Senza macchina, porto le bici e mi do alle flessioni/nuoto/corsa, provo a sfinirmi, vediamo se perdo un 5kg”. Che poi finisci con le bici coperte di salsedine e la macchina a noleggio imbullonato alla piccola trattoria sul mare a sfinirti di cozze. Invece a vent’anni il programma di massima poteva essere: “mai saltare manco 1 aperitivo, aprire gli occhi sul serio mai prima del tramonto, molti bagni e la sera in tiro”. Tutt’un altro vedere, anche per il passante occasionale che incrociandoti poteva immaginare di trovarsi su un set di De Palma invece che di Pasolini.








Foto: Amarcord

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categoria:mare, cinema, amarcord, società, 20 anni
martedì, 07 luglio 2009

Ogni tanto mi capita di chiedermi se una tale persona ha più cuore, più cervello, o più coglioni. Mammina è praticamente tutta cuore, il che non le impedisce a tratti di essere intelligente o coraggiosa. È che nell’approccio di cuore lei ci si trova proprio. Naturalmente, si manifesta anche come una persona di cuore, quindi non ci ha mai fatto mancare baci e abbracci, e gemiti, e urletti i più vari. In effetti, quando ci salutiamo tra noi, non dobbiamo sembrare perfettamente a posto. Quando poi Mammina si sente chiamata a fornire una quantificazione dei propri sentimenti, in particolare di quelli per i figli, oppure quando deve descrivere un dolore provato, anche fisico, viene fuori il meglio.

Mammina non ama il cinema Horror, ma quando deve raccontare certi suoi sentimenti o descrivere un qualche accidente, il suo repertorio non ha nulla di invidiare a quello dell’Esorcista.

- Io per i miei figli mi farei strappare l’intestino e poi ci potrei camminare sopra fino a ridurlo…

- Mammina, ma che schifo, basta! Lo sappiamo che ci vuoi bene, non c’è bisogno di tanto.

Oppure:

- Oggi mi sono scarnificata il braccio col ferro da stiro rovente.

- Mi dev’essere sfuggito il tuo moncherino.

- Tu ci scherzi, ma guarda!

E così dicendo prende a esibire le sue ferite di battaglia. Che a onor del vero non sono poche: infatti Mammina ci vede poco, e vivendo praticamente al buio sbatte continuamente da tutte le parti. Quando passa da una stanza all’altra, spesso si annuncia con tonfi e gemiti di vario genere, che noi figli abbiamo imparato a riconoscere:

- Mammina questa volta era la testa, vero?

- No. Cioè, si. (è il suo modo di dire "si", ti ricordi? N.d.Art.)

- Ma perché non accendi la luce?

- Non è la luce, è che con questi occhiali non ci vedo.

- E perché non li rifai?

- Qua-ttrocento-cinquanta Euro!

- Per degli occhiali normali quattrocentocinquanta Euro?

- Eh, per quelli multifocali si.

- E non li puoi prendere normali?

- Tanto non ci vedo lo stesso. Ormai mi si è abbassata troppo la palpebra, vedi?

E qui si leva gli occhiali, avvicina il viso al mio e mi guarda con gli occhi normalmente aperti.

- Vedi?

- Ma cosa devo vedere?

- Gli occhi. Sono chiusi.

- Ma non sono chiusi!

- Vabbè, intanto io me li devo rifare.

Colto il funambolismo? Deve ricorrere al chirurgo estetico per non sciupare i soldi degli occhiali.











Foto: Bunuel, “Un chien andalou”

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categoria:storie, società, mammina
domenica, 05 luglio 2009

Mammina, all'alba dei suoi 70, si annoia e dice sempre che vuole lavorare, ed essendo energica e appassionata, soprattutto sulle brevi distanze, è effettivamente in grado di svolgere un lavoro.

Solo che si addormenta tardissimo e la mattina è un po’ rimbambita. E poi non può assolutamente uscire senza avere preso il cappuccino, essere rimasta in bagno un’oretta buona ed essersi vestita da matineé. In pratica, Mammina non può assolutamente uscire prima delle undici e mezza. E poi non le piace tornare a casa col buio ("Da sola!") anche perché diventa più difficile trovare il parcheggio (tormentone di tipo 2, N.d.Art.). E poi non sa usare il computer, anche se praticamente non parla d’altro che di corsi di informatica per anziani.

In pratica, tra le 11,30 e le 16,00 Mammina può svolgere qualunque lavoro che non richieda competenze informatiche né troppa diplomazia.

In questa sua perenne ricerca di confacente occupazione, da qualche anno uno degli impegni più ricorrenti di Mammina è di prendere parte a programmi televisivi, nel pubblico (“Faccio l’opinionista. Beh, quasi.”). Nei primi periodi, mi informava di tutte le sue partecipazioni, pretendendo che la guardassi ogni volta che passava in TV. Naturalmente, col suo carattere aveva buon gioco a farsi intervistare ogni volta possibile. Quando parlava Mammina, io mi vergognavo come se mi avessero beccato a saccheggiare tombe. Quindi guardavo i programmi, ma senza volume. Tanto poi la sera Mammina mi aggiornava su tutto quello che era stata capace di farsi uscire dalla bocca.

Ormai è abbastanza navigata da esentarmi dalla visione. Tanto poi la sera mi aggiorna su tutto quello che eccetera.

La cosa della televisione le piace e addirittura per andare a volte esce fuori orario (cioè prima delle 11,30 e dopo le 16,00), ma - strano a dirsi - se ne lamenta continuamente.

- Oggi mi sono am-ma-zza-ta. Siamo stati sei ore seduti al freddo con l’aria condizionata altissima senza schienali. Per …/00 Euro! (due soldi, N.d.Art.) E poi sono stata due ore a cercare il parcheggio.

- Mammina ma chi te lo fa fare?

- No. (Le risposte di mammina iniziano quasi sempre con la parola "no", ti ricordi? N.d.Art) Io mi sono organizzata. Mi porto il maglione e le scarpe basse, quindi sto bene. Ma vedessi le altre signore! Oggi una sì è raffreddata. Le ho dato l’altro golf che mi ero portata, ma ormai era tardi.

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categoria:personale, mammina
martedì, 23 giugno 2009

Ho travasato una rosa a due giorni dalla luna nuova, in un cilindro di vetro largo e basso ho raccolto in una rustica composizione tre diverse piante grasse sulla cui terra nuova ho depositato uno strato di cicerchie di vetro ora lucido ora satinato. Ma il ginseng è un’altra cosa: quello l’ho piantato io. Il primo ramo, la prima promessa, è rimasto basso e sempre uguale, ma due nuovi getti si sono levati brillanti come il bambù giovane, e sono cresciuti fino alla ragguardevole altezza di una ventina di centimetri.

Ora l’ho rinvasato.



Foto: Fiore di ginseng

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categoria:casa, personale
lunedì, 15 giugno 2009

Con l'idea di cercare un praticante per sviluppare il lavoro - in particolare - in diritto di famiglia, rispolvero i metodi e le schede di valutazione dei canditati di quando mi sono occupato di formazione, rifletto che mi piacerebbe dare al mio assistente tutto quello che sognavo di avere da praticante (coinvolgimento nelle pratiche, attenzione, tempo, indicazioni, assistenza nella redazione di atti e pareri, tempo per studiare, ecc.) ed effettuo ricerche sui 5 siti più rappresentativi della categoria.

E trovo LUI.

110 e lode, 28 anni, pratica finita, inglese fluente, disponibilità full-time. Interessato al diritto di famiglia e in particolare alla tutela dei “soggetti indifesi”. Gli chiedo di mandarmi un CV.

Provo a rappresentarmelo. Si è laureato bene ma con calma, due anni fa, e poi ha preso parte a un sacco di stage, quindi è completamente digiuno di lavoro. A dicembre deve sostenere l’esame, quindi un impegno full-time gli è impossibile. Penso che magari è gay, perché mi pare singolare che un giovane con 110 e lode invece che al diritto sportivo o societario punti al diritto di famiglia. 

Luna mi taccia di maschilismo.

- Non ho mica detto che se è gay lo discriminerò.

- Ma perché se uno ama il diritto di famiglia deve per forza essere gay? E allora, tu?

Sconfitto in partenza, rifletto che io mi sono imbattuto nel diritto di famiglia nell'ottimo studio dove ho fatto pratica, e me ne sono appassionato. Il diritto di famiglia mi ha trovato, non sono andato a cercarmelo. Io volevo virilmente fare societario in un megastudio, come poi ho fatto per un po'.

Lo convoco, pensando che potremmo accordarci per un periodo di prova - anche part-time - con rimborso spese, e che il nostro sodalizio potrebbe essere perfetto, per me e per lui.

Si presenta in polo a maniche corte. È molto carino, ha i capelli longuette pettinati con la riga da una parte ed è seccato per i disagi del trasporto da casa sua verso lo studio. Ci presentiamo brevemente, rilevo che con l’esame a dicembre difficilmente potrà impegnarsi full-time, ma che per me va bene lo stesso. Mi sussurra che preferirebbe venire il pomeriggio, perché la mattina deve per forza ricominciare ad andare in palestra perché deve assolutamente “recuperare il rapporto con il suo corpo”.

- Veda, in caso di buon esito del colloquio, qualche mattina dovrà proprio venire.

- Ma tanto non ci sarebbero i giri da fare, no? Io li detesto…

I giri per cancellerie, tribunali, circoscrizioni, poste, sono il PANE dei praticanti. Mi parla agitando le mani aperte con i palmi rivolti verso di me, e ogni tanto si pettina con un colpetto secco del collo. In una di queste impennate, noto al suo orecchio destro 3 o 4 orecchini (cosa di cui m’importa pochino) e sull’orecchio sinistro invece un grosso buco. Almeno se l’è tolto per venire qui, rifletto immaginando l’osso di giaguaro che probabilmente ora si trova nella tasca dei suoi diesel.

Gli chiedo cosa si aspetta dal lavoro, e come si immagina i suoi pomeriggi con me. Mi dice che non lo sa, ma che è bravissimo con le lingue. Gli chiedo in inglese perché gli interessa il diritto di famiglia. Mi risponde, in italiano, che anche io me la cavo bene con le lingue.

Finito il colloquio, mi dice che mi farà sapere e - invece del portone - infila la scala per la cantina.

Chissà se mi prenderà. Mi sa di no.

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categoria:lavoro, personale, attualità, società
venerdì, 05 giugno 2009

Oggi sono stato a pranzo con mio fratello Boeing e Mammina, noi tre. Boeing ci ha preparato la pasta con le zucchine e l’insalata greca. Dopo pranzo mammina ha tirato fuori un dischetto.

- Possiamo vedere questo?

- Certo Mammina, cos’è?

- E’ il filmino di una gita che abbiamo fatto coi vecchietti.

Mammina da un po’ di tempo è associata a un circolo di anziani. A quanto ho potuto vedere, è la più sprint di tutti, e la bonazza della situazione. Passano in tempo ballando e giocando a carte, e ogni tanto organizzano eventi sociali, tra cui evidentemente questa gita. Ho caricato il dischetto nel DVD di Boeing, e ho avviato. Si vedono un pullman, un fiorire di vecchietti muniti di bandiere e di striscioni, e il Circo Massimo.

- Mammina ma dove siete andati?

- Al Circo Massimo.

- Mammina ma quella è una manifestazione della CGIL.

- Si. Te lo avevo detto che andavamo alla manifestazione.

- Ma quindi siete vecchietti compañeri?

- Noi si.

Si vede Mammina con gli occhiali da sole, ben ingioiellata e vestita da pic-cocktail che dice a tutti i vecchietti come devono camminare, sedersi, parlare, mangiare, vivere. In effetti alcuni di loro sul prato del Circo Massimo sembrano cavarsela maluccio, tra incespichi e scivoloni.

- Mi hanno pure intervistata.

- E tu che hai detto?

- Che di quello che hanno detto e fatto in questi anni non mi sta bene niente.

- Di quello che chi ha fatto quando?

- Boh!

Poi mio fratello le ha chiesto se c’erano quando ha parlato Epifani.

- No, ci hanno fatto andare via prima.

- Ma perché?

- Eh, c’erano quelli che dovevano andare in bagno, quelli che avevano fame, quelli che non ce la facevano più…


 Foto: la Banda della Mammina

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categoria:personaggi, storie, personale, mammina
mercoledì, 27 maggio 2009

Chiudi gli occhi, e immagina.

Immagina di prendere un complesso monumentale - bello o brutto che sia – sito in una zona centrale di una bella città soffocata da insormontabili problemi di viabilità, e di bombardarlo. Immagina di inserire – al centro del complesso monumentale – un colossale e costosissimo stadio di calcio da ottantamila posti e zero parcheggi, e di far confluire – proprio lì, nel cuore della città! - migliaia di veicoli ogni settimana (anche più volte a settimana) che vanno ad aggiungersi al già insostenibile traffico ordinario, e centinaia di migliaia di individui, più o meno bruti, sempre chiassosi, spesso ubriachi. Immagina di inviare orde di vigili a strapazzare i residenti, anche rimuovendo auto parcheggiate prima della segnalazione di eventuali divieti eccezionali legati ad esigenze calcistiche. Risparmiati le solfe sul fatto che una struttura del genere – sebbene distruttiva per una zona centrale con conseguenze nefaste per tutte le aree circostanti - avrebbe fatto la fortuna di qualunque periferia.

Ora apri gli occhi, e dimmi dove sei.

P.S. Sei a Roma, dalle mie parti. E se ritieni che non potrebbe andare peggio, ti dico che potrebbe piovere. Ad esempio, bersagliato in qualità di residente da una simile molto variegata e composita gragnuola di scempi e grane, potrebbe non fregartene nulla del calcio.



Foto: ordinaria follia calcistica in Roma

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categoria:personale, attualità, società, genialate
martedì, 05 maggio 2009

Ma si. La apro. Nulla da festeggiare, solo il desiderio di una carezza profonda, di un po’ di esaltazione dei sensi. Tanto è vecchia, negli anni l’ho trattata con cura, ma senza guanti. Non può esserci arrivata in forma, fin qui.

Barolo Marcarini Brunate 1974. Produttori di vino da cinque generazioni, annata grande. Una bottiglia singola.

La capsula metallica apposta trentacinque anni fa cede al taglio circolare della lama e si lascia sollevare come la maglia di un giovane amante, scoprendo il diafano velo delle muffe che vengono via con una passata di fazzoletto, rivelando il vetro lucido dell’albeisa e la superficie intonsa e chiara del tappo. La spirale del cavatappi affonda con facilità nel sughero annoso, il dente d’appoggio si posa fermo sul vetro bruno e la forza applicata vince facilmente la porta del sensuale sepolcro. Il tappo è colorato dal vino che lo ha percorso negli anni fino all’apice e tuttavia chiaro in superficie, il cilindro è levigato ma ancora tonico, il rumore della fuoriuscita denuncia una tenuta perfetta, la base inferiore è scura e viva, priva di qualsiasi odore di sughero, e morbida e vellutata dell’aroma della confettura più squisita del bosco. La promessa è colossale.

Togli piano del vino dalla bottiglia, scolmala e falla respirare per la prima volta dopo trentacinque anni dal punto più ampio della bella bottiglia albese del ‘700 che racchiude tanti tesori piemontesi. Versa quel vino in un calice ampio.

Il colore molto rubino e poco mattone sembra troppo limpido per sperare tanto bene. Caccio subito il naso nel calice, per onorare il vecchio mio vizio di seguire l’evoluzione dei grandi vecchi minuto per minuto. Assaggio subito, come sono abituato, per golosità e curiosità di vedere quello che succederà dopo. Sembra un po’ giù di corda, l’acidità è un po’ troppo spiccata, ma è qui. Vivo. I tannini del primo calice si fanno sentire forti tra i denti e le labbra, il vino mi fa subito una carezza, e apre la porta ai ricordi.

Questa bottiglia la ha comprata mio padre, ha vissuto con me nella casa dove sono nato per quasi tutto il tempo in cui ho abitato lì. La volta in cui ne ho aperta una con mio fratello, la volta in cui ne abbiamo stappata una per il trent’anni di Pietrino, quella che ho aperto per Giovanna, le tante aperte con Tanino. Quella che è uscita tanto bene che non si può dire, la volta che ho telefonato a Conterno mentre ne aprivo una delle sue. La carezza più bella, coi filetti scottati sulla pietra ollare, la volta in cui, l’altra volta in cui, l’altra volta ancora.

Il vino evolve, si stiracchia, si riempie. I tannini si sentono di meno, il corpo s’irrobustisce, l’acidità diminuisce un poco, l’equilibrio cresce. Bottiglia numero 2.988 delle 22.260 prodotte. Non credo che oggi ne facciano molte di più, i Marcarini: sono ancora lì, hanno le foto di famiglia con tre o quattro generazioni sorridenti insieme, ora hanno anche l’agriturismo. Duecentocinquantacinque euro la doppia per soggiorni di tre notti dal 20 marzo fino al 25 maggio, sarebbe bello andare con Lei. Mi viene voglia di telefonargli come quella volta con Conterno, ma desisto. È venuta troppo buona la prima, quando la figlia di Giacomo mi ha detto che quelle bottiglie sono introvabili e pochi possono farne l’esperienza, raccomandandosi – per carità! - di scolmarla senza scaraffarla, per arrischiarsi a replicare. Era un Granbussia ’71, quella volta.

Per il naso e per la bocca, tutto il nerbo e l’odore di una terra potente, il muschio e il bosco e le colline dai crepuscoli e le albe umidi e velati e irrorati dai canti degli uccelli e dei cani dei cortili. I passi dell’uomo nella terra della vigna, le mani che frugano le fronde per portare fuori e in alto verso gli occhi e il naso i preziosi grappoli aromatici. Una vendemmia festosa e laboriosa, che coinvolge tutti. Una terra grassa umida e scura. Pomodoro, funghi, pomice, sottobosco, amarena, fumo, confettura, caffè, fichi, alcool in fondo.

Acido, tannico, potente, equilibrato ma non rotondo, persistente, alcolico. Bello, sopra le aspettative.

Non ho più l’età, e mi fermo a metà.












Foto: albeise e calici di Barolo Brunate Marcarini

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categoria:amarcord, personale, prelibatezze, sehnsucht
lunedì, 20 aprile 2009

Mi si è scassato IL televisore, e non so come prenderla.

Non so se:

1) appendere in balcone delle bandiere tibetane di preghiera per diffondere buoni auspici a tutti gli esseri viventi auspicando che il cavallo del vento (lung-tha) possa tramutare gli ostacoli in situazioni favorevoli

2) bestemmiarmi tutta la corona del rosario.











Foto: bandiere tibetane

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categoria:personale, tele
lunedì, 13 aprile 2009

É meglio cedere il passo ad un cane piuttosto che essere morsicato per una questione di principio. (Abraham Lincoln)

C’è qualcosa di magnifico nel fatto che nell’innamoramento per le donne l’aspetto esteriore conta fino a un certo punto, per cui un uomo non bello a volte può fare innamorare una bella donna. C’è però un avversario con cui nessun uomo – né bello né brutto – dovrebbe mai misurarsi: è peloso e puzza indecorosamente, ha quattro zampe ma neppure una mano, e una coda spesso lunga incontrollabile e sproporzionata. E qualche insensato ancora dice che il cane è il miglior amico dell’uomo.

Le padrone di cani sono una cosa a se (e non chiamatele “padrone”! Sono “mamme”). Sono – erano – donne che nel momento sbagliato hanno incontrato lo sguardo sbagliato e hanno preso una irrevocabile decisione, sbagliata. E sono carine a vedersi, a dimostrazione della crudeltà della natura.

Tu vedi una bella ragazza, mettiamo, al parco, felice (gli uomini sono terribilmente attratti dalle donne che sembrano felici), sorridente, che accudisce amorevolmente il suo insensato figlio peloso (gli uomini sono terribilmente attratti dalle donne che accudiscono amorevolmente). E la trovi bella. In effetti è bella. E tu sei fritto, caro. Gira al largo, ché è meglio. Dai retta. Sei a un passo dal baratro. Se tu sapessi quello che so io, forse impareresti a resistere a quell’inopinabile attrazione.

Allora tu la vedi, così carina, un po’ arruffata se è mattina (le più pericolose!), perfetta se è ora di pranzo, un po’ indifesa se è ora di cena. Se tu, in quel preciso istante, potessi sentire l’odore dell’abitacolo della sua macchina, o potessi vederla mentre si sveglia la mattina, nel letto con suo figlio, forse saresti salvo. Invece quell’odore e quella scena ti appariranno – eccome – solo quando sarà troppo tardi. Dopo che l’avrai baciata, magari al parco sotto una luna traditrice, col botolo che scodinzola e salta festoso e bucolico (avendone ben donde). Quell’odore e quella scena ti appariranno solo quando sarai innamorato di lei, e un po’ anche di lui.

Ti dico brevemente come finirai. A dormire in una stanza che puzza, con un botolo ansimante e di malo fiato sotto il letto, che ti sveglierà a più riprese alzandosi e zampettando in giro (ma sveglierà solo te, che per natura hai il sonno leggero). Nella migliore delle ipotesi, ti troverai a fare l’amore con la tua ragazza con suo FIGLIO che ti guarda sgomento, ansimante e al limite delle lacrime. Ti troverai al parco all’alba, da solo, col botolo che si lancia giù per ogni fosso e dirupo. Per quello le arruffate del mattino sono le più pericolose: sono single, e stanno cercando te. Ti troverai in auto con una coperta ispida di peli e fetente, e un asciugamano puzzolente, e tappetini e sedili pelosi e plurisvomitazzati, e unghie cornee infilate a più riprese nella tua nuca. E quella non sarà la sua auto, ma la TUA auto. E questo sarà solo l’inizio.

Dai retta: quando vedi la ragazza più carina del mondo che al parco gioca felice col suo bellissimo cane, gira i tacchi, e dimenticala prima che puoi. E non fa niente, se non mi ringrazierai per averti salvato la buccia.


Foto: raffinata trappola per uomini sprovveduti

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categoria:citazioni, pensieri, amore, sogni, personale, utilità
mercoledì, 08 aprile 2009

Note del terremoto.

Ore 3,28, 6 aprile 2009. Luna ha mal di pancia, e si alza dal letto. Mai successo prima. È una piccola strega di sangue abruzzese. Io mi sveglio subito, e le chiedo cosa le succede.

Ore 3,32. Un rombo cupo si leva dalla terra, e l’enorme palazzo in cui ci troviamo comincia a ondeggiare, e poi a sussultare. Le stampelle nell’armadio tintinnano, al punto che le scambio per le campane della chiesa non lontana. Luna sulla soglia mi chiede che succede, io dal letto le tendo la mano, e stringo la sua. Terminata la scossa, commento che se a Roma, sulle rive di un fiume, l’abbiamo sentita così forte, in centro Italia devono essersela vista brutta, perché l’ultima volta che il terremoto s’è sentito così è stato quando l’Umbria è stata colpita, nel 1997. Ma chi avrebbe mai pensato a una tragedia simile?

Ore 9,00. Il telegiornale diffonde la tremenda notizia. Ci sono stati 50 morti. Telefono e mando messaggi a due mie amiche abruzzesi, i loro congiunti sono sconvolti, alcuni sono anche stati sfollati, ma stanno bene. Da questo momento, si susseguono giorni di bollettini, di edizioni speciali di telegiornali, di notizie che peggiorano di minuto in minuto.

Ore 22,00. Sento al telefono un mio amico di Teramo. La linea va e viene. È sconvolto e amareggiato. L’hanno sentita fortissimo. Si parla di più di 100 morti.

7 aprile, ore 19,47. Dopo una giornata di lavoro densa e soddisfacente anche sul piano umano, sono a casa al lavoro su un paio di e-mail, senza scarpe. La terra ricomincia, tetra, a tremare. La palazzina ondeggia, e così la piantana vicino al mio tavolo e le chiavi attaccate alla porta d’ingresso. Le ante della pesante porta blindata sbattono, come se ci fosse qualcuno attaccato alla maniglia. Senza parlare mi alzo, e mi vado a infilare le scarpe. Con gli occhi cerco il portafogli e il mazzo a cui sono attaccate sia le chiavi di casa che quelle della macchina. Sono innervosito, e un po’ nauseato. Mi sento violentato. Una forza bruta, cieca e incontrollabile gioca a farci sentire che siamo nulla, che non abbiamo nessun controllo sul nostro destino. I morti, fin qui, sono oltre 200.

8 aprile, ore 16,00. Mi telefona mio fratello, con la voce rotta dall’emozione. Il suo fraterno amico Luca è morto sotto le macerie. Lavorava a Santo Domingo, ma da pochi giorni era tornato all’Aquila a casa degli anziani genitori, che abitavano in centro storico, per affrontare alcuni problemi di famiglia. Sarebbe dovuto tornare in Repubblica Dominicana tra pochi giorni. Un ragazzo – un uomo – forte, dolce e grintoso. Raggiungo mio fratello, e lo trovo intento a cercare il nome del suo amico sull’“ELENCO PARZIALE CON I NOMI DELLE VITTIME DEL TERREMOTO” pubblicato on-line dal quotidiano il Centro, tra gli altri defunti noti, la cui conta è arrivata, nel frattempo, a 260. Rilegge l’ultimo messaggio scambiato con l’amico scomparso, che gli faceva auguri e complimenti per il nuovo bimbo in arrivo, ed esprimeva la speranza, un giorno, di poterlo rincontrare. Forse voleva dire “presto”, e non “un giorno”. Mio fratello è distrutto.


















Foto: un fiore tra le macerie, per Luca


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categoria:pensieri, amarcord, storie, personale, attualità
giovedì, 02 aprile 2009

- E lei su che pane lo mangia, il fois-gras, qui in Italia?

- I’eau pran’d un filone, no? E lo fascio apprustoliri solo sû un latto.

- E il fois gras su che lato lo mette, su quello morbido o su…

- No, no! Su quelleau duuro.

- Col burro?

- No, no! Io il bûrr’ lo metto su cualsiasi cossa. Me col fois gras, nô!

Oggi una bella signora di Nantes mi ha detto che lei il bûrr’ lo mette su cualsiasi cossa. Sono cose che fanno piacere.












Foto: Burro d’Isigny.

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categoria:cazzate, luoghi, cucina, personale
martedì, 31 marzo 2009

Dialogo tra un cliente straniero e un avvocato di alterna professionalità. In questa scena l’avvocato deve dare una buonissima notizia al cliente, che il procedimento penale in cui si trovava ingiustamente coinvolto in qualità di imputato non si terrà, perché l’avvocato – in questo molto professionale – ha trovato un difetto nello svolgimento delle indagini preliminari, e lo ha eccepito prima ancora dell’apertura del dibattimento, e il Giudice ha disposto il “non luogo a procedere”. Ma l’avvocato – in questo poco professionale – è un gran giocherellone.

(Cliente straniero, nome di fantasia Caloy): Abbucà, tutto bene?

(Avvocato): no, male.

(Caloy): …

(Avvocato): Ti hanno condannato ai lavori forzati nelle miniere di sale in Sicilia.

(Caloy): Abbucà, in SICILIA???

(Avvocato): scherzo, è andato tutto bene, è tutto finito.

(Caloy): Abbucà, capelli dritti in testa…

Chissà Caloy come se la immagina, la Sicilia.








Foto: Caloy in Sicilia


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categoria:cazzate, storie, lavoro, luoghi, società
sabato, 28 febbraio 2009

Oggi prima uscita in bicicletta della stagione. Ho bucato, e mi superavano tutti.

Pure io mi sarei superato, se avessi potuto.


















Foto: bicicletta fricchettona


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categoria:personale, bici
giovedì, 26 febbraio 2009

In un quartiere elegante di Roma, nel club più in voga della città, una donna in blu riceve un calice di champagne da un signore perfetto nel suo abito da sera. Tra gli avventori, una diva straniera, un musicista, un industriale, donne bellissime. Al piano, un signore che ha cantato a Sanremo. Atmosfera soffusa, rumore di tappi di champagne che saltano, musica di gran voga.

In un quartiere ricco di Roma, nella sala appartata di un ristorante Giapponese. Una chiassosa trentina di cinesi pacchianamente agghindati, tra i quali i ricchi proprietari del ristorante, mangiano a quattro ganasce, alcuni seduti ed altri in piedi, chi parlando ad alta voce - quando non urlando – e chi rispondendo a uno o più telefonini. Bevono Brunello di Montalcino, a casse.

Stesso posto. In mezzo, trent’anni.


 


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categoria:amarcord, società, romano
martedì, 24 febbraio 2009

Romana mente.

 
Tema: Romanità e scienza


Da Roma, così Leopardi scrive il 9 dicembre 1822 a suo padre che si trova a Recanati: “Filosofia, morale, politica, scienza del cuore umano, eloquenza, poesia, filologia, tutto ciò è straniero in Roma, e pare un giuoco da fanciulli, a paragone del trovare se quel pezzo di rame o di sasso appartenne a Marcantonio o a Marcagrippa.†È vero. Ha ragione Leopardi. I romani, in quanto tali, innanzi tutto nascono imparati. E poi della vera conoscenza non gli importa un bel niente, anche se hanno soggezione degli interlocutori sapienti. Nella dialettica con un tale interlocutore, il romano ha due possibili obiettivi: il risultato utile, cioè non passare da ignorante; il risultato pieno, cioè passare da sapiente. “Passareâ€, si badi, non “essereâ€. Conta quel che si mostra, conta non dare una cattiva impressione di sé all’antri, alla gente, a chi passa di lì; e non come si è davvero.

 

Non ci si fida, dei sapienti, a Roma. Innanzi tutto perché bisogna vedere, se ci sono o ci fanno: “Er libbro serrato non fa l’omo alletteratoâ€. E poi, “Chi più sa, meno parla†(o meno sa) e ha in mano uno strumento terribile: “Convince più ‘na parola che un carico di bastonateâ€. Perciò meglio lasciarli perdere, i sapienti: esseri criptici, che tengono per se stessi e per il proprio vantaggio e piacere i propri micidiali poteri. Neppure in vecchiaia, migliorano: a Roma si dice “Pija consijo da li vecchiâ€, ma in quanto tali e non in quanto sapienti. Per i romani è l’esperienza di vita a rendere assennato un uomo, non lo studio, che pertanto è fatica inutile.

 

Il massimo tributo che i romani fanno alla conoscenza è riconoscere nell’ignoranza “la madre de la povertàâ€, e il loro massimo segno di simpatia per un sapiente è nell’affermare che è “Mejo ‘n dotto che nun cià gnente, che ‘n signore somaroâ€, dal che si evince che un somaro che non cià gnente è mejo de ‘n dotto che nun cià gnente. La finale per cui dovrebbe essere tra un dotto signore e un somaro che non cià gnente.

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categoria:citazioni, attualità, società, romano
domenica, 22 febbraio 2009

Politica mente.

 
Tema: Questione di Leadership


Me la immagino, la dirigenza del PD, dinanzi al colossale dubbio: meglio un assist agli avversari, o un autogol decisivo al 90° della finale dei mondiali? E, in subordine: che padronanza abbiamo raggiunto del meccanismo  “minimo sforzo – massimo danno”?

 

L’occasione per misurarsi, l’hanno portata due notizie: la prima, è la condanna dell’avvocato inglese Mills, corrotto da Fininvest affinché testimoniasse il falso circa l’imputato Silvio Berlusconi in due processi, il famoso “All Iberian” e quello sulle tangenti alla Guardia di Finanza; la seconda, è la sconfitta di Soru in Sardegna.

 

La prima notizia, in qualunque paese del mondo, avrebbe potuto portare alle dimissioni del Premier; la seconda – a tempo debito - alle dimissioni del leader dell’opposizione.

 

Veltroni&Soci non potevano  accontentarsi di non gestire politicamente la vicenda Mills. Per dimostrare il proprio genio, dovevano fare molto di più: soffocarla con le estemporanee dimissioni del leader dell’opposizione.

 

Una scelta forse giusta, effettuata nel momento peggiore possibile. Eppure Uolter è stato direttore di un giornale, di comunicazione dovrebbe intendersi, almeno un po’. Allora – se non è stato pagato come Mills – forse aveva voglia di fare come Sansone, cioè di morire assieme a tutti i filistei, anche se non ce n’era bisogno, perché quel lavoro era già fatto.

 

La dirigenza del PD, per parte sua, si è dimostrata all’altezza del leader dimissionario con un paio di colossali intuizioni, e cioè che:

      1)      L’arma definitiva per battere Berlusconi l’avevano già dentro casa, e si tratta di Franceschini;

      2)     Alla luce del disastro di Veltroni, la scelta migliore è quella della continuità, con l’elezione – per l’appunto – del vice di Veltroni stesso.

 

Tutto chiaro, ma resta un dubbio. Chissà che fine fà il governo ombra, quando si dimette il premier ombra.

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categoria:politica, personale, attualità, società
giovedì, 19 febbraio 2009
Romana mente.

Tema: Romanità tempo

Su una cosa non puoi fregarli, i romani: a Roma tutti sanno che il tempo - in situazioni diverse - scorre a velocità diverse. Infatti il tempo è trascorso lentissimo fino all'avvenuta fondazione di Roma (piano piano se fece Roma); da allora, il tempo si è alternativamente trascinato o affrettato, secondo i casi. Per certi aspetti, quasi non è trascorso: quando un romano contempla la sua Roma, immancabilmente pensa "guarda che avemo fatto", come se fino a un minuto prima avesse preso parte attiva all'edificazione della città. Dinanzi invece alle pretese e alle vanterie dei forastieri, il tempo è passato eccome, e i romani sai quanti ne hanno visti de 'sti cavalli còre?

Nella vita quotidiana, non c'è proverbio che peggio rappresenti l'approccio romano al tempo del famoso "chi ha tempo non aspetti tempo". Per un romano, chi ha tempo e malgrado questo va de prescia, è pazzo. I romani vanno di prescia solo quando vengono impediti nello svolgimento delle proprie attività dalla flemma o dall'imperizia altrui, e più per insofferenza che per necessità: ad esempio in fila alla posta, o in coda nel traffico. Per il resto, i romani sono contemplativi: non si lesina mai, ad esempio, nel tempo da dedicare alla cucina. Per fare la trippa, la coda, il sugo di carne per gli gnocchi, i nervetti, per la preparazione dei dolci, ci vogliono ore. E quelle ore sono buone per pregustare e contemplare le meraviglie che prendono vita, per godersi il dolce tepore della pila (la pignatta), per sperimentare una sorta di casalinga onnipotenza creatrice.

Ciò che i romani sanno fare bene, è dilatare il tempo. Due qui sono i segreti: innanzi tutto il favore del contesto monumentale che li circonda e che li fa vivere contemporaneamente in tante epoche diverse, e fa compiere loro quotidiani viaggi nel tempo; e poi la ripetizione dei gesti. I romani sono abitudinari fino al midollo, e l'appuntamento – poniamo – con l'osteria (o la partita) non è meno sacro di quello con la morte, e oltretutto è molto più piacevole. Infatti, come si dice, l'anni e li bicchieri de vino nun se contano mai.






Foto: "Guarda che avemo fatto".

 

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categoria:pensieri, personale, attualità, società, romano
venerdì, 13 febbraio 2009
Romana mente.

I romani ogni tanto ci provano a definire la “Romanità”, ma di solito non ci riescono, perdendosi in un rivolo ora di romanticismo, ora di stanchezza, ora di sugo. Allora si potrebbe provare, pensavo, a ragionare sul tema in termini strettamente scientifici. Come ad esempio: “romanità e spazio”, “romanità e tempo”, e via di seguito. Proviamo, iniziando proprio dallo spazio.

Con riferimento alla misura dello spazio, i romani si mostrano fantasiosi e capaci di brillanti metafore; l’unica misura fissa – di riferimento - è quella massima, la più grande che sia concepibile, che naturalmente è la misura di Roma. Dire “Tutto er monno” o “Tutta Roma” non fa nessuna differenza. Roma è come l’infinito, e due o tre infiniti non sono più grandi di un solo. Quando hai detto “Tutta Roma”, hai espresso la massima dimensione fisica possibile. Quanto alla suddivisione amministrativa dello spazio, Roma conosce il federalismo meglio e da molto più tempo – ad esempio – perfino dei leghisti: si pensi qui alla Roma dei Rioni (volgarizzazione dal vocabolo latino “regio”, che vuol dire regione). Anticamente erano 4, oggi sono 22. A Roma in effetti ci sono, attualmente, 22 municipi, ossia 22 regioni. Infatti un romano – a differenza ad esempio di un milanese – quando fa la conoscenza di qualcuno non gli chiede quanto guadagna (saranno fattacci sua), ma da dove viene, o dove abita. “Sono di Roma” è una risposta insufficiente; bisogna capire di “Roma dove”. Al luogo di provenienza o di abitazione, il romano riconnetterà immancabilmente alcune considerazioni, che gli basteranno per convincersi di sapere chi sei e più o meno di che pasta sei fatto e come vai maneggiato. Quanto a se stessi, i romani si allontanano da Roma malvolentieri. Intanto perché non si capisce “’ndo devi annà”, visto che già stai a Roma, e che quindi sei già arrivato. E poi perché è fatica inutile, ma qui non voglio sconfinare in altri temi. Ancora con riferimento allo spazio, c’è da dire che, se Roma è tanto grande (vedi sopra), vuol dire che c’è posto per tutti, infatti i romani sono piuttosto accoglienti, ma anche che ognuno ha il suo posto, e farebbe bene a non dimenticarsene e – per l’appunto – “a stassene ar posto suo”.






Foto: L’Universo.

 

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categoria:pensieri, luoghi, personale, società, nozioni, romano
lunedì, 09 febbraio 2009
Ragionevol mente.

Metti che un tuo amico sia un bravo avvocato penalista, con lo studio di famiglia, una bella casa, una bella moglie italo-vattelapesca e due bei bambini grandicelli. Metti che quest’estate, in visita a Vattelapesca, abbiano deciso di iscrivere lì i figli a scuola, e che il biglietto di ritorno l’abbia usato lui solo, perché la moglie e i figli sono rimasti là. Metti che stia organizzando le ultime cose prima di partirsene pure lui, e tanti saluti a tutti. Metti che il tuo amico si sia stufato di come vanno le cose qui, di dover inseguire i clienti per farsi pagare, delle condizioni in cui si esercita la professione qui, di quanto costa la vita, di come si campa a Roma, dell’aria che si respira in Italia. Metti che si sia fatto due conti, verificando che coi proventi dell’affitto della casa di qui, laggiù potrebbe affittare una bella casa sul mare. Metti che in sei mesi il suo titolo sarà legalmente riconosciuto anche di là. Metti che non abbia la pretesa di diventare ricco, ma solo di stare bene con la sua famiglia. Metti che abbia ragione il mio amico, e che io faccia un gran tifo per lui.






Foto: Migratori.

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categoria:storie, amicizia, attualità, società
venerdì, 30 gennaio 2009

 

 

C’era un volta la nautica da diporto

Default di Ferretti: il crack sarebbe stato innescato dal crollo degli ordini e dai ritardi dei pagamenti, ma la spallata finale sarebbe arrivata dalle banche: Mediobanca e Royal Bank of Scotland hanno infatti chiuso il rubinetto dei finanziamenti e si sono rifiutati di tenere in vita un’azienda gravata da 1,3 miliardi di debito. Per inciso, non pagare gli interessi obbligazionari è il peggior segnale che si possa lanciare sul mercato. Ne scrive ampiamente il Financial Times. Il Gruppo Ferretti controlla 9 marchi: Ferretti Yachts, Bertram, Pershing, Riva, Apreamare, Mochi Craft, CRN, Custom Line, Itama.

Prego notare che - ad esempio - Riva è nella sua fascia il marchio più blasonato del globo; Bertram è tra i due o tre più noti produttori di fisherman mondiali; Apreamare è il più prestigioso produttore di gozzi sorrentini dalle dimensioni e finiture inedite, distintosi per la bellezza delle sue imbarcazioni e l'introduzione della carena planante in VTR presso barche tradizionalmente dislocanti e costruite in legno. Mochi Craft nel 2008 ha vinto il premio internazionale per il miglior yacht sopra i 50 piedi (per dire: Piersilvio ha un Mochi). CRN è un cantiere costruttore di imbarcazioni dai 46 metri agli oltre 100, uno dei leader storici italiani nel settore. Custom line costruisce barche ampiamente customizzabili sopra i 26 metri, in due linee, tra plananti e dislocanti. Itama è un nome storico nel settore degli open sportivi tradizionali, Pershing è il nome leader in Italia per gli open sportivi di concezione moderna.

Proprio per la 'Pershing', la società controllata dal gruppo Ferretti, si è parlato di cassa integrazione. Per i prossimi 15 giorni, tutti quanti i 270 lavoratori dello stabilimento di costruzione staranno a casa. Poi riprenderanno a lavorare nella seconda metà del mese di febbraio. Quindi si andrà avanti a rotazione, fino alla metà di maggio e cioè per tredici settimane. La richiesta di cassa integrazione comprende tutti i lavoratori: dai colletti bianchi a quelli blu. 

Nel pesarese, nel settore della Nautica, in affanno ben 300 aziende, a causa del forte rallentamento subìto dal settore a causa della crisi economico finanziaria mondiale.

Rumors costanti danno in crisi anche il Gruppo Rodriquez, che a sua volta controlla direttamente: Intermarine S.p.A. (Sarzana - La Spezia), Conam S.p.A. (Pozzuoli - Napoli), Rodriquez Engineering S.r.l. (Messina), Rodriquez Yachts S.r.l. (Messina), Progetto Smeb (Messina), Rodriquez Logtec S.r.l. (Reggio Calabria) e Rodriquez Cantieri Navali do Brasil Ltda (Rio de Janeiro); mentre controlla indirettamente Rodriquez Charter & Broker S.r.l. (Messina) e Rodriquez Marine System S.r.l. (Messina).

Se almeno ci fosse ancora Sergio Leone, magari ci scapperebbe un bel film.






Foto: La nautica da diporto in Italia. Profilo destro (il migliore).

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mercoledì, 28 gennaio 2009

Nella grande corsa alla Presidenza USA, al principio io tifavo per Hillary, per un po’ di motivi che mi sembravano solidi:

- l’era clintoniana è stata – fondamentalmente – un’era di pace: no Vietnam, no Corea, no Afghanistan, no Iraq, no 9/11

- la presidenza Clinton si è chiusa con i bilanci federali in attivo come mai prima

- Hillary è una donna

- Hillary è un avvocato con due palle così

- Hillary – senatore dello stato di New York – era adorata dai Newyorkesi, suoi rappresentati al Congresso.

Poi, eliminata dalla corsa Hillary, naturalmente ho tifato per Obama. Oggi godo. Non avevo visto abbastanza a lungo, la scelta giusta era Obama fin dal principio. La prima settimana della sua Presidenza mi sembra un miracolo. Obama potrebbe essere un dono non solo per l’America, ma per il mondo intero. Ancora congratulations, Mr President.

A proposito: suggerisco di fare un salto, anche quotidiano, sul nuovo sito della Casa Bianca .






Foto: White House.

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