Il dramma della 616.
Mio fratello Boeing, fresco di riproduzione e quindi scriminato alla fonte, quest’estate mi ha appiccicato Mammina per entrambe le mie settimane di vacanza. È cominciata con “una settimana per uno per non farla stare sola”, è finita che dove sarebbe andato lui non c’era più posto e in dove sarei andato io si, così, semplicemente, a mia perfetta insaputa, la prenotazione per Mammina è stata effettuata. Quindi – urla a parte - mi sono trovato a partire per le agognate vacanze in Egitto con Luna e Mammina.
È stata abbastanza buona.
Non fosse che nel posto dove abbiamo trascorso le vacanze si trovano due strutture, una lussuosa e una più lussuosa ancora. Tutti avevamo prenotato la struttura lussuosa, ma all’arrivo a Mammina è stata assegnata, a mero titolo di cortesia, una stanza in quella più lussuosa. Dopo sette giorni, in altissima stagione, Mammina è stata spostata in una bellissima stanza nella struttura meno lussuosa. È iniziato così il dramma della stanza 616.
Allo scadere della prima settimana, alle 19 circa – Ulululù! Ulululù! – è suonato il telefono della stanza in cui io e Luna ci sentivamo in paradiso. Mammina era in lacrime.
- Come và?
- MALE!!
- Mammina, cosa ti è successo?
- Mi hanno TOLTO la stanza!
E le tue coronarie giù a immaginare tua madre in mezzo alla via col suo valigione rosso tipo frigorifero americano e il panama teso a chiedere l’elemosina a beduini sprezzanti, e il tuo cervello a ricordati che le mamme dopo una certa età non hanno mai ragione, e il tuo infarto che via via riprende forza tipo Voldemort.
- E dove ti hanno sistemata?
- Mi hanno buttata allo sprofondo! (Singhiozzi) Qui non c’è nessuno e io ho paura!! Va beh, vieni?
- E dove sarebbe lo sprofondo?
- Qui alla fine della struttura, dove c’è la fossa dove sono morti quelli! Io qui da sola ho paura! Ho già parlato sei volte col Direttore dell’albergo, e se prendo quella della reception… Allora vieni.
In effetti, alcuni poveri manutentori diversi anni fa hanno trovato la morte in una fossa che si trova all’esterno della struttura, in un posto di cui Mammina ignora l’ubicazione.
- Non vengo. Sto studiando. Ci vediamo per la cena. Cerca di non fare tragedie.
- Io me ne vado domani! Da qui non posso più andare in piscina, non posso più fare niente, e ho paura!
- Ok, allora domani vai. Ci vediamo alle 20,30.
“Sola” e “paura” sono due capisaldi del linguaggio di Mammina. Non è tipo da indurre sensi di colpa in maniera sottile. Ho chiuso il telefono mangiato dai sensi di colpa e dalla rabbia. Sensi di colpa per le ovvie ragioni, rabbia per l’assurdità di Mammina. Dopo poco, naturalmente, ho deciso di andare. E – complice Luna, che ancora una volta è stata grande - ho attuato il mio piano.
La 616 si trova subito sotto la bella piscina e il ristorante della struttura meno lussuosa – sempre meno affollato dell’altro – e subito sopra la spiaggia comune alle due strutture, in fondo a un vialetto di un centinaio di metri, inondato di rigogliose bouganville di quattro colori. Quando sono sceso Mammina vagava per il vialetto chiedendo a giardinieri e addetti alle pulizie egiziani (che non conoscono una parola d’italiano) dove si trovasse.
- Mammina, sei allo sprofondo, dove altro?
- Mh. Tu ci scherzi, ma io…
- Hai paura, si capisce. Hai ragione. Queste bouganville sono tetre e minacciose. Andiamo a vedere la stanza?
A metà del vialetto, un patio con quattro stanze, due sul mare e due verso l’interno. La stanza di Mammina, naturalmente, era una di quelle sul mare.
- Certo, questo patio sembra parecchio malfamato.
- Tu capisci che io qui da sola…
- Certo. Anche la vista sulla baia mette un po’ di paura.
- Si, qui scavalcano e entrano subito (sotto la stanza c’è un terrapieno con una parete verticale di circa quindici metri e la recinzione, guardiania a parte. N.d.Art.)
Nella stanza c’è un salottino con una cupola, poi la zona notte e il bagno con una vasca che non finisce più.
- La cupola secondo me porta male (Mammina è molto superstiziosa, ti ricordi? N.d.Art.). E nella vasca potresti scivolare e farti male. Senti, non voglio che tu rimanga qui.
- Oh! Infatti domani devi parlare con il direttore e quella del planning e…
- Guarda, facciamo prima e meglio. La stanza mia e di Luna è sul retro, sulla strada principale, e c’è sempre una macchina della polizia davanti. Vieni a vederla e se ti va bene domani facciamo lo scambio.
Siamo così andati in visita nel nido di Luna e mio, una stanza ordinaria senza salottini né patii, senza affaccio sulla baia (se ne vedeva un pezzettino), con una bella doccia, un balconcino su una zona di passaggio e, dietro, la strada principale e la famosa auto della polizia.
- Molto più importante la sicurezza di una vasca da bagno, ti pare? Allora tu vieni qui, stai tranquilla, c’è sempre la polizia e sei vicina alla hall della struttura principale. Poi, chi se ne importa della vicinanza alla spiaggia e al ristorante, della baia e del patio, della stanza grande e del resto. L’importante è che tu stia bene e ti senta sicura. Noi, d’altra parte, ci sacrifichiamo volentieri.
- No, vabbè, magari resto lì. Ma stasera se becco il Direttore…
- Guarda che io ho già parlato col portabagagli e già gli ho dato i soldi, quello domattina alle nove viene a scambiare le valige.
- No, oh! Io VOGLIO restare dove sto!
Luna ancora ride. Grazie, amore.